FIBRONIT: primo risultato della diffida di Italia Giusta al Sindaco di Bari





“Primo risultato della diffida di Italia Giusta al Sindaco di Bari per i lavori urgenti alla Fibronit: bisogna evitare una catastrofe.”


Sara’ il Comune di Bari a realizzare i lavori urgenti per la messa in sicurezza dell’area industriale della Fibronit di Bari, ex stabilimento di amianto chiuso da anni nel centro di Bari. Il Comune, quindi, eseguira’ a proprie spese i lavori urgenti di messa in sicurezza per poi rivalersi sulla societa’ che e’ pero’ in liquidazione.
Il tavolo tecnico permanente costituito al Comune di Bari ha formalmente preso atto oggi che sono infatti scaduti i termini che erano stati concessi alla Fibronit per provvedere alla messa in sicurezza dell’ area inquinata da tonnellate di fibre di amianto. La presa d’atto e’ avvenuta dopo un sopralluogo nel quale e’ stato accertato che sull’ area non e’ stato avviato alcun intervento da parte della proprieta’, malgrado le ordinanze emesse in tal senso dall’amministrazione comunale, l’ultima delle quali il 26 ottobre scorso.
Circa un mese fa le associazioni Italia Giusta secondo la Costituzione, Lipu, Ruotalibera, Wwf, Adirt avevano diffidato il sindaco di Bari proprio perche’ intervenisse usando i propri poteri sostitutivi ”per la eliminazione in emergenza delle situazioni di pericolo all’interno della Fibronit”.
Oggi, il tavolo tecnico comunale ha anche chiesto al sindaco di Bari, Simeone Di Cagno Abbrescia, di sollecitare il ministero a predisporre un piano di interventi per la bonifica complessiva dell’ intera area.
Nella diffida fatta notificare al sindaco alcune settimane fa, le associazioni Italia Giusta secondo la Costituzione, Lipu, Ruotalibera, Wwf, Adirt sottolineavano che la Fibronit e’ una ”’bomba ambientale’ che, con le sue centinaia di tonnellate di amianto, minaccia di provocare da un momento all’altro, una vera e propria catastrofe ecologica e il rischio della vita di decine di persone. Una catastrofe ampiamente annunciata che verrebbe determinata solo dall’inerzia”.
Nella diffida si sottolineava in particolare che, anche da una piu’ recente consulenza tecnica fatta compiere dal pubblico ministero che indaga sulla vicenda, si rilevano essenzialmente due elementi di rischio immediato: ”e’ accertata l’assoluta precarieta’ di alcuni manufatti all’interno della Fibronit il cui possibile ed anzi probabile crollo provocherebbe la diffusione nell’ambiente di polveri di amianto” ed ”e’ stato accertato che la falda acquifera e’ ormai contaminata dall’amianto a dispetto di un’imprudente, inutile e dannosa copertura del terreno con brecciolina (‘stabilizzato’)”.
Sulla base di questi presupposti, nella diffida si affermava che il sindaco di Bari deve ”intervenire direttamente, in sostituzione e in danno della Fibronit, quanto meno a assicurare la inertizzazione dei manufatti pericolanti e ad impedire l’ulteriore contaminazione della falda acquifera nell’area Fibronit”.
Nel documento fatto notificare al sindaco si sottolineava ancora che ”la drammatica questione Fibronit si trascina, in modo visibile, almeno dal 1994. Nel 1993 dopo la denuncia-segnalazione di alcuni cittadini, la questione fu posta all’attenzione del governo. Il ministro della sanita’ Elio Guzzanti, rispondendo ad un’interrogazione del deputato Nicola Magrone, riconobbe che da apposite indagini del ministero della sanita’ il quartiere Japigia di Bari era risultato ‘ad alto rischio ambientale’ a causa di residui di materiale in cemento-amianto nella fabbrica Fibronit dove erano ancora depositate 170 tonnellate di manufatti in cemento-amianto”. “Da quell’epoca – rilevavano le associazioni – un impressionante carteggio Comune di Bari/Fibronit ha sostanzialmente avvolto in una formale disputa giuridico amministrativa il problema sostanziale: la situazione, proprio a causa del trascorrere del tempo diventa sempre piu’ aggressiva e capace di provocare una catastrofe”.
Proprio sulla messa in sicurezza, quindi, ”le associazioni Italia Giusta secondo la Costituzione, Lipu, Ruotalibera, Wwf, Adirt rivendicano – si concludeva nella diffida – il dovere (oltre che il diritto) di pretendere che si adottino misure in concreto e non piu’ solo sulla carta e che si adottino attivando i poteri sostitutivi del comune finora sistematicamente minacciati ma mai esercitati”.


a cura di
“ITALIA GIUSTA secondo la Costituzione”, convenzione promossa dalla rivista Sudcritica e dalla fondazione onlus “Popoli & Costituzioni”, http://digilander.libero.it/italiagiusta,
e-mail: italiagiusta@libero.it